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NDV: Bitcoin, l’asset centrale nell’era dell’eccesso di dollaro

03/09 11:14
NDV: Bitcoin, l’asset centrale nell’era dell’eccesso di dollaro

Premessa e tesi centrale

NDV Research Observations osserva che, il 28 agosto, il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato i 40 trilioni di dollari, con mesi di anticipo rispetto alle previsioni. L’autore sintetizza la tesi in un paragrafo: la matematica del debito americano ha raggiunto un punto tale da poter essere risolta solo tramite “debasement” (inflazione forzata/affievolimento del valore reale). Storicamente, i vincitori in questa dinamica sono attivi scarsissimi; l’oro ha già rialzato il prezzo ed è divenuto la principale riserva degli istituti centrali globali, mentre Bitcoin — asset più giovane e scarso — ha una capitalizzazione di mercato pari a solo il 5% di quella dell’oro. La generazione precedente considerava l’oro come principale bene anti-debasement; tra i candidati della nuova generazione c’è anche Bitcoin. Oltre tre anni e mezzo di NAV di fondi hanno supportato questa valutazione come operativamente negoziabile. Il racconto si svilupperà nel tempo, e ogni traguardo verrà seguito qui.

La fonte di rischio: un problema aritmetico senza contenziosi

Il 28 agosto 2026 i libri contabili del U.S. Treasury riportavano 40.104.097.482.666 dollari, cioè circa 40,1 trilioni, pari a circa il 123% del PIL. Nell’ultimo anno, il debito pubblico detenuto pubblicamente è aumentato di 2,5 trilioni di dollari. Ma è l’interesse a pesare di più: nel 2025 il governo ha pagato 970 miliardi di interessi netti, ovvero il 18,5% di tutte le entrate fiscali, il livello più alto dai tempi della registrazione. Per ogni 5 dollari di tasse, quasi 1 dollaro va a pagare interessi sul debito precedente. Il costo degli interessi aumenterà con il roll-over dell’indebitamento: l’interesse medio sul debito in circolazione è circa 3,45%, mentre il rendimento decennale è intorno al 4,75%. Secondo la CBO, entro i prossimi 12 mesi circa 10 trilioni di vecchio debito dovranno essere rifinanziati, e ad ogni rifinanziamento il costo degli interessi salirà. Le proiezioni CBO indicano che gli interessi netti supereranno 1 trilione nel 2026 e raggiungeranno i 2,1 trilioni entro il 2036. Il confronto chiave è tra un’offerta di debito pubblico che cresce di 2,5 trilioni l’anno (sopra ogni limite) e un’offerta di Bitcoin fissata a 21 milioni di coin, dimezzando l’offerta ogni quattro anni: una fornitura politicamente infinita contro una scarsità determinata dal codice. Questa discrepanza tra due curve di offerta è alla base dell’intero ragionamento.

Perché i tagli di bilancio non risolvono il problema matematicamente

Molti pensano di ridurre la spesa per risolvere la situazione. Tuttavia la matematica non lo permette. Secondo le stime del Bipartisan Policy Center, basate sui dati CBO, a partire dal 2025 la spesa obbligatoria statunitense (Social Security, Medicare, ecc.) più gli interessi corrispondono circa a tutte le entrate fiscali disponibili: ogni dollaro che il Congresso può votare, inclusi i costi di difesa, è preso in prestito. La realtà politica è che entrambe le parti aumentano la spesa: nel 2025 è stato approvato un pacchetto di 3,4 trilioni in deficit per dieci anni; nel 2026 la Corte Suprema ha stabilito che i dazi hanno superato l’autorità esecutiva, tagliando una fonte di entrate e costringendo rimborsi di circa 166 miliardi. Il deficit di quest’anno è stimato in 2,1 trilioni di dollari. Nei prossimi dieci anni il debito salirà, con tappe come il nuovo tetto del debito nel 2027, il debito sul PIL oltre la soglia storica del 106% tra il 2028 e il 2030, la soglia di debito globale oltre il 100% nel 2029, e altri limiti che potrebbero attivarsi entro il 2036. È la ragione per cui è utile considerare una “ scommessa decennale”: la tabella di marcia governativa indica una direzione unica per il prossimo decennio.

L’unico modo rimasto, già visto in passato

Quando il debito diventa troppo alto da rimborsare, si aprono tre porte teoriche: default, austerità reale o reprimere l’inflazione tramite diluizione. Uno Stato che usa una valuta di riserva non sceglie default; l’austerità sembra non esistere; resta quindi la terza opzione, nota accademicamente come repressione finanziaria: mantenere i tassi sotto l’inflazione per far perdere potere d’acquisto a chi detiene bond e depositi.

Oro: un’assicurazione che diventa asset core

Dal 2022 le banche centrali hanno acquistato oro a ritmo di 850-1.100 tonnellate all’anno per quattro anni di fila, circa il doppio della media degli ultimi dodici anni. Nel secondo trimestre del 2026, quando i prezzi dell’oro sono scesi, le banche centrali hanno invece acquistato 289 tonnellate in un solo trimestre, segnando un record. L’oro sta quindi passando da protezione a componente principale delle riserve: secondo il rapporto della Banca centrale europea di giugno 2026, l’oro rappresenta il 27% delle riserve centrali a livello globale, superando il debito del U.S. Treasury (22%) per la prima volta nella storia, diventando la principale riserva singola. Nota chiave: in meno di cinque anni, l’oro è passato da copertura marginale a cima delle riserve ufficiali.