Le azioni Amazon (AMZN) cedono il 2,5% lunedì dopo la denuncia della Federal Trade Commission e di 22 stati USA, che contestano pratiche pubblicitarie ritenute lesive per oltre 20 miliardi di dollari agli inserzionisti. La società sostiene che la causa fraintenda il funzionamento delle sue aste.
Le autorità chiedono danni, rimborsi e sanzioni per decine di miliardi di dollari. L’accusa riguarda l’incremento segreto dei prezzi minimi pagati dagli inserzionisti per promuovere prodotti, con impatti su più di 1,2 milioni di clienti dal 2019.
Gli inserzionisti coinvolti includono oltre 500.000 PMI che cercano visibilità nel marketplace di Amazon, sempre più basato sul modello pay-to-play. Le autorità sostengono che tali pratiche abbiano estratto oltre 20 miliardi di dollari e, in ultima istanza, aumentato i prezzi al consumo, tramite la trasmissione degli oneri di marketing ai venditori.
Secondo la FTC, Amazon avrebbe inserito prezzi non disclosure nelle aste, facendo pagare ai vincitori più del necessario. La società nega l’interpretazione e ricorda una quota media di offerte vincitrici in calo di circa il 50% dal 2019 al 2024, sostenendo che le proprie rettifiche abbiano fatto risparmiare agli inserzionisti circa 8 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2025.
Amazon segnala che nel 2025 ha registrato 68,6 miliardi di dollari di vendite pubblicitarie, classificandosi terza piattaforma di annunci digitale nel mondo dopo Google e Meta. Il secondo trimestre ha visto una crescita degli utili pubblicitari del 26% a 19,8 miliardi, significativamente più rapida rispetto al business dell’e-commerce. Rimangono incertezza e rischi: eventuali rimborsi forzosi o modifiche ai prezzi d’asta potrebbero incidere sui ricavi futuri.