Il USD/JPY schizza oltre ¥160 per la prima volta dall’ultima koordinata intervenzione, riaccendendo le speculation su un nuovo sostegno da parte di Tokyo e Washington. Il livello precedente di ¥164 era stato toccato prima che gli acquisti ufficiali lo riportassero a circa ¥155,20.
Tokyo ha impiegato un importo record di circa ¥15,4 trilioni (circa 96,5 miliardi di dollari) per sostenere la valuta tra il 30 luglio e il 26 agosto, con la partecipazione del Tesoro USA che ha conferito credibilità al movimento. A distanza di un mese, la gran parte di quel più forte yen si è già erosa.
La resistenza immediata si colloca intorno a ¥160,50, seguita da ¥162 e dal massimo di luglio vicino a ¥163,99. Il supporto appare attorno a ¥159, poi ¥157,50 e la fase di intervallo tra ¥155. Una repentina inversione al di sotto di ¥160 suggerirebbe che le indicazioni ufficiali influenzino già la posizione di mercato.
Il presidente della Fed, Kevin Warsh, a Jackson Hole ha affermato che resta lavoro da fare se l’inflazione non si muove verso il 2%. Le probabilità di un aumento dei tassi statunitensi a settembre sono salite a circa il 57%, con il rendimento del Treasury a due anni che tocca un massimo di un mese intorno al 4,33%. Il differenziale con la BoJ mantiene i rendimenti USA a breve termine oltre tre punti percentuali superiori.
Il carry trade resta favorito dall’ampio differenziale tra Yen e dollaro: prendere a prestito yen a basso rendimento per acquistare attività in dollari più remunerative è proficuo finché non arriva un intervento in grado di riorganizzare la seduta. La BoJ potrebbe aumentare i tassi a settembre se inflazione e debolezza dello yen accelerano la stretta. Brent ha superato i 90 dollari dopo offensivi USA su zone iraniane, pesando sull’import energetico del Giappone.
Nonostante il crossing ¥160, il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha descritto i movimenti recenti come ordinati e “pretty well contained”, riducendo la probabilità di un’azione coordinata immediata. Le banche centrali interverranno in caso di volatilità eccessiva, non semplicemente per reagire a un numero tondo. Il report sull’occupazione USA di venerdì resta il prossimo catalizzatore chiave: si prevedono 58.000 nuovi posti, con scenari divergenti tra spinte rialiste e raffreddamento dell’attesa di nuovi aumenti dei tassi della Fed.